Complicati come orme. 8 6 03 narrativa sentimentale Si alzo'. Rivolse lo sguardo dove prima giaceva lei, al suo fianco. Protese la mano fino a sfiorarne il giagiglio odoroso d'amore. Un amore profano. Erano le 7.00 del mattino, in una via qualunque di una citta’ avvinazzata dagli effluvi di un torrido giugno. Sentiva ancora l’energia provenire da quell'intenso pensiero, espandersi, in affannosa ricerca dentro il perimetro cerebrale. Ma lui non l'amava, non avrebbe amata mai, si ripeteva. Amanti, per una notte. Ma quella graziosa creatura non era stata la semplice viandante di una sera, no. Non sapeva ancora discernere, dal dubbio profondo radicato del suo essere uomo, cosa l'attraesse di lei. Mistero, diversita' di quel corpo voluttuoso e innocente che si offriva a lui. Donna. Mille ancora ne avrebbe volute, possesso di circostanza e reciproco dono. Ricerca e soddisfazione, dentro realta' cosi' differenti fra loro. Perche’ amare? Amare, complessita’ e sofferenza. Parola a lui dal potere sconosciuto e volutamente occulto di cui rinnegava l’esistere, mentre al radersi della barba sfoltiva sfilacciati pensieri. Eppure soggiogato dal destino era li, in statico abbandono innanzi allo specchio, a rimestarsi dentro. Una stilla di sangue colo’, in lento rigagnolo sul mento, la lama del rasoio incise di poco il volto stanco. L’acqua gelida arresto’ per un attimo, pensieri e sangue. Deflui’ l’anima, adesso era innanzi a lei, nudo e fragile come non si era mai sentito. Tento’, invano, di azzerare i pensieri annegandoli dentro il lavabo in gorgoglii d’acqua. Non vi riusci’. Ripose il rasoio ed il pennello, afferro’ l’asciugamano ruvido come l’organo che in se batteva scandendo i soli ritmi del tempo, poiche’ non c’erano ‘battiti’ dedicati all’amore. E lo senti’ , un masso di carne in pulsazioni aberranti e, solo, tremendamente solo. Un eco nelle profondita’, propagarsi sino alle visceri. Improvviso si delineo’ allo specchio un immagine assente di lui. Una figura, anzi poco più che ombra. Probabilmente era andato via assieme a quel mistero di donna che le era passato attraverso, ancorandosi dentro le sue profondita’ abissali. Il suo corpo, tutto cio’ che restava. La conoscenza era divenuta ora, certezza. Il battito, dopo un breve arresto, prese a scandire non piu’ solo tempo. Attraverso gli occhi vidde, in stato sognante, milioni d’orme imprimersi sulla battigia, ma, di una sola rimase in attesa. Ma lei, lei non torno’ piu’. Roberta Vasselli Venezia, 8 giugno 2003